Progetti e Spettacoli

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Io ero io

I am, je suis, io sono – progetto Teatro Utile 

Il laboratorio sperimentale avviato nel 2019 dall’associazione Teatro Utile il Viaggio, in collaborazione con l’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il reparto di Etnopsichiatria dell’ospedale Niguarda di Milano, sostenuto da Nagà, UNHCR, CRI, Università IULM, Università Cattolica di MIlano (Teatro Sociale), Università La Sapienza di Roma.

per tutto il corso del 2019 il laboratorio si è servito di alcune dinamiche del teatro al fine di realizzare un intervento terapeutico di tipo psico-sociale da affiancare alle terapie convenzionali offerte ai migranti vittime di torture e traumi estremi.

Il laboratorio ha coinvolto 14 pazienti del Servizio di Etnopsichiatria, 11 in cura per stati post-traumatici complessi, 3 per scompensi psicotici. I partecipanti, oltre ad accedere al laboratorio di teatro, erano in carico ad uno psichiatra e ad uno psicologo del servizio.

Si è partiti a sperimentare nuovi linguaggi partendo dal nostro corpo. La ricerca poi si è allargata ad altri artisti: autori teatrali (e qui inizia il mio coinvolgimento diretto) registi, attori professionisti selezionati tramite un bando dell’Accademia dei filodrammatici, operatori sociali (selezionati dall’Ospedale e dall’Università Cattolica di Milano) ricercatori e professori di antropologia. il tutto sempre in una modalità senza “etichette”, ovvero, chi partecipava all’incontro doveva fare tutto. vietato stare a guardare o supervisionare. 

L’esito finale di questa prima edizione del laboratorio è stato lo spettacolo IO ero IO, andato in scena al Franco Parenti in occasione della giornata mondiale del rifugiato questo giugno. Più che uno spettacolo un’impresa epica, per coordinare così tante persone e teste. ma ancora una volta, l’arte ha vinto e ha abbattuto muri talmente radicati dentro le convinzioni di tutti noi partecipanti da essere inconsci. avevamo davvero bisogno tutti di aprire gli occhi. e di far aprire gli occhi ad altri.

Per il 2020, Teatro Utile non si ferma: il progetto prosegue, si trasforma in un laboratorio permanente a cadenza settimanale, sempre ponendo alla base del suo lavoro l’incontro tra migranti e richiedenti asilo e artisti professionisti di diverse discipline (attori, danzatori, cantanti, musicisti). A causa dell’emergenza Covid sono stati interrotti i lavori per la realizzazione dello spettacolo finale previsto per quest’anno al Teatro Elfo Puccini di Milano, ma gli incontri sono proseguiti a distanza, nell’attesa di poter presto ritrovarsi e continuare a costruire insieme arte, spettacolo e inclusione.

Laboratori esperienziali di arte, narrativa e teatro

Nasce grazie alla collaborazione di tre specialiste in diversi settori artistici: Alice Grati, Serena Maierna e Francesca Cavicchioli. Unite nella ricerca di nuove possibilità di esperienze creative e di crescita per la persona e per la collettività.

Dalla contaminazione positiva di tre diverse modalità espressive, la scrittura, l’arte visiva e il teatro, nasce un nuovo modo di fare laboratori, rivolto a tutti, grandi e piccoli. Veri e propri percorsi espressivi che permettono l’esplorazione della creatività a tutto tondo, usando gli strumenti del corpo, delle parole e dell’immaginazione.

momenti di laboratorio

D.R.A.M.A.S.

I D.R.A.M.A.S. sono un gruppo teatrale informale, uniti da un desiderio di ricerca artistica e approfondimento del teatro come mezzo di espressione, evasione e crescita personale. 

Si formano nel mese di ottobre 2011, col desiderio di proseguire il percorso teatrale iniziato negli anni del Liceo. Negli anni maturano un percorso di ricerca autonoma, che si interroga e si lascia interrogare dal lavoro dei grandi maestri del teatro, producendo da questi percorsi comuni degli spettacoli compiuti.

I DRAMAS sono costituiti da: Davide Corrado, Riccardo Carrer, Riccardo Madini, Alice Grati, Michela Carrera, Alessandro Grati, Serena Maierna, Eleonora Nardo.

Alcuni dei membri hanno poi scelto di fare del teatro anche il loro percorso professionale, o parte di esso, ma all’interno del gruppo DRAMAS nessuno ha un ruolo predefinito: tutti partecipano a tutte le fasi della realizzazione dello spettacolo, e, mettendo in campo la propria particolare esperienza e sensibilità, contribuisce alla fase di ricerca e elaborazione che precede la scena vera e propria. Ciascuno porta all’attenzione del gruppo i suoi interessi, il materiale di lavoro, stimoli utili per rendere il percorso comune e personale allo stesso tempo.

2014 – The Midsummer Night’s Show (Premio GATal 2014 – miglior spettacolo amatoriale)

2016 – Entrope

in scena

Cardinali al sole

Storie di contadini, eretici, briganti e sognatori

Regia di Luca Rodella
Dramaturg Alice Grati
con Alessandro Grima
e Luca D’Addino
Scene di Alberto Nonnato
Costumi di Patrizia Pacchini

Cecità - spettacolo al buio

maggio/settembre 2016

una produzione Fucina Culturale Machiavelli (VR)

Uno spettacolo sensoriale ed esperienziale, per pochi spettatori alla volta, ispirato all’omonimo romanzo di José Saramago.

Uno spettacolo in cui per la maggior parte del tempo lo spettatore è bendato e rivive la condizione di cecità descritta da Saramago e la storia che ne scaturisce. Lo scrittore immagina un mondo in cui un’epidemia di “mal bianco” si diffonda tra la popolazione. Al buio, in questa claustrofobica e degradante situazione, è come se gli esseri umani fossero messi di fronte alla loro stessa natura. E al buio ognuno rivela se stesso per ciò che è.

Lo spettacolo è un percorso di discesa e risalita. Una sorta di viaggio infernale che attraversa varie tappe obbligate. Il narratore racconta cosa succede, all’interno della prigione e fuori. Gli attori guidano il pubblico, accompagnando con il canto questa “processione di dannati” verso l’ultima tappa, prima di cominciare la risalita, il ritorno alla luce.

Insieme, attori e spettatori compiono un viaggio nel buio, per sperimentare la limitazione della vista a più livelli: fisicamente, ma anche nelle relazioni, nella morale, nella capacità critica e di scelta. Nessuno ti salva se non vuoi farlo tu. Nessuno può aprirti gli occhi se non vuoi vedere. Ma guarire da questa epidemia di indifferenza è possibile.

Cosa abbiamo perso nell’abisso che dobbiamo ritrovare per tornare a vedere?

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